2025 — Curatela
Esposizione Internazionale CANVAS
Una collettiva internazionale in cui più opere esistono due volte — tela e scultura — e l'oro segna il punto esatto in cui si tengono insieme.

«CANVAS» riunisce artisti di provenienze diverse in un palazzo storico italiano, dove le sale affrescate entrano nell’allestimento invece di sparire dietro pannelli neutri. La Vetere ha seguito la selezione delle opere, il dialogo tra i pezzi in sala e il coordinamento del vernissage.
Il filo che tiene insieme la mostra è il rapporto tra pittura e scultura: più artisti presentano la stessa opera due volte, una sulla tela e una come volume. In entrambi i casi l’oro non è finitura decorativa ma cicatrice — il segno di dove il pezzo si è rotto e rimesso insieme.
Piela Auvinen — «Highlights»
«Highlights» parte dall’idea di trovare un senso nel casuale. Il punto di partenza è un dipinto costruito senza intenzione, guardato poi come la veduta aerea di una montagna: punti scuri e profondi, picchi chiari. La scultura è letteralmente un frammento di quel dipinto, portato a rilievo tridimensionale nel gres e nella ceramica seguendo le forme della tela.
Le linee dorate vengono dal kintsugi, la tecnica giapponese che ripara i vasi rotti con l’oro e li restituisce più preziosi di prima. Auvinen applica la stessa logica alla vita: i dolori, i torti e le ferite, se attraversati, si trasformano in oro — e il mondo, visto da lì, appare più prezioso. Da qui il titolo: è il sole che sorge sulle cime e le fa brillare.
Tela 80×80 cm, acrilico su tela con interventi in oro. Scultura in quattro elementi, 15×15×20 cm ciascuno, gres e ceramica con interventi in oro.
Merima Fetahović — «Senza Tempo» e «Cavallo I»
Fetahović porta in mostra la stessa coppia: una tela e una scultura che si rispondono. «Senza Tempo» è una tecnica mista di 80×80 cm in cui figura e cavallo affiorano dallo stesso fondo dorato, senza una linea di terra che li fissi a un’epoca. «Cavallo I» ne isola il motivo animale in un piccolo volume di ceramica refrattaria, 31,5×13 cm.
Berriblue
Il lavoro di Berriblue tratta di identità, sessualità e mortalità, e parte sempre dalla sua biografia e da ciò che prova. A chi chiede una spiegazione delle opere, l’artista risponde di lasciarle all’interpretazione di chi guarda — e l’allestimento rispetta questa scelta, senza didascalie che chiudano la lettura. È un’identità artistica già formata e riconoscibile.
L’allestimento nelle sale affrescate del palazzo è stato pensato perché ogni coppia tela–scultura restasse leggibile da vicino, con la parete storica a fare da fondo e nessun diaframma tra l’opera e l’affresco.






